Lettura del primo brano …

Eccomi qua amici. In “Nessuno si salva da solo” Delia e Gaetano erano una coppia. Ora non lo sono più … Siamo alle pagine 26 e 27. Sono a cena insieme; non accadeva da tempo perchè sono separati. Non sono nemmeno più abituati a stare insieme. Se lo chiedono … “Perchè siamo qui?”. Devono organizzare l’estate dei figli. Sarebbe bastato un incontro fugace e distratto per definire qualche dettaglio. Perchè a cena insieme? Delia non permette a Gaetano di salire; non vuole far vivere ai 2 bambini il dramma dell’abbandono quando Gaetano lascia l’ex dimora a fine serata. Forse un pò eccessivo? I bambini percepiscono molto bene il vuoto lasciato dall’assenza di un genitore. “I bambini devono abituarsi al fatto che non abiti con noi”. Io dico che i bambini capiscono benissimo e non devono abituarsi a nulla. Forse il miglior modo per gestire una separazione, agli occhi dei figli, sta nel non nascondere nulla. Magari sarebbe utile evitare loro il peso delle liti e delle ripicche. Non neghiamolo … è inevitabile che ci siano durante l’esperienza di una separazione. Occorrerebbe trovare le giuste parole per spiegare, nella quiete di un sereno discorso, che i genitori ci sono sempre anche se non stanno più insieme. Lo so … non è facile ma occorrerebbe agire in questo modo. Mai usare i figli come scudi …

La parola a Voi …

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Stefano Carnicelli

Cura rubriche di libri su alcune emittenti locali e collabora con alcuni quotidiani.
Ha pubblicato i romanzi: “Il Cielo Capovolto” e “Il bosco senza tempo” per Prospettiva Editrice. Sta curando la pubblicazione del suo terzo romanzo.

 

  1 comment for “Lettura del primo brano …

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    5 maggio 2015 a 10:36

    “Forse il miglior modo per gestire una separazione, agli occhi dei figli, sta nel non nascondere nulla…”
    Il fatto è che spesso i figli diventano solo una proiezione di noi stessi. Nascondiamo ai figli, con la giustificazione di proteggerli…. In realtà stiamo nascondendo a noi stessi. Il non rendere partecipi i figli della nuova realtà, è solo un modo per renderla meno vera, non del tutto. Stiamo proteggendo noi stessi.
    La separazione è sempre un lutto, il fallimento del nostro progetto di vita. Non è semplice elaborarlo. Ciò che ho trovato più difficile dopo la mia separazione è stato tornare a parlare al singolare, a pensare e organizzare la mia vita non più sul «noi». È un lavoro estenuante su te stessa. Fino a ieri la tua vita aveva un percorso programmato, certamente non ti soddisfava in pieno se si è giunti ad una separazione, ma sapevi su quale strada stavi camminando. Improvvisamente ti ritrovi a ripartire da zero, con 20 o 30 anni in più. E ti domandi: da dove riparto? Avevi lasciato quell’«io» che eri adolescente… poi la tua vita è stato «altro». Un buco enorme da colmare.
    La separazione sconvolge inevitabilmente anche la vita dei figli. Ma solo a livello organizzativo. Almeno così dovrebbe essere. Siamo stati «io» e «lui» a sposarci, siamo noi a separarci. Non i figli. I figli non devono vivere alcun abbandono, non ci si separa dai figli. Ci si separa come coppia, non come genitorialità. Possiamo tirarci dietro libri e sedie (metaforicamente parlando, stupido farlo) ma non i figli. Perché i figli non sono oggetti comuni, sono persone a se stanti, di cui noi genitori abbiamo la responsabilità della guida, non il possesso. Non c’è spartizione. C’è da configurare una nuova organizzazione diversa per far fronte ai nostri doveri.
    Spiegare ai figli la nostra separazione? Forse potrebbero essere loro a spiegarcelo. Dobbiamo spiegare a noi stessi. Loro capiscono prima ancora che ci separiamo. Capiscono se «mamma» e «papà» non sono più una coppia, se da domani ci sarà “casa di mamma» e «casa di papà». A questo si abituano molto in fretta loro, può persino essere divertente. Non è questo a spaventarli. Loro, però, capiscono se ci saranno sempre «mamma & papà» o se da domani gli toccherà scegliere «mamma» o «papà».

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